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Il Kouros a Palazzo Branciforte

Da una parte, nel Museo civico di Castello Ursino a Catania, c’era la “Testa Biscari”; dall’altra, nel museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa, c’era il torso del kouros di Lentini. Due reperti preziosi che, grazie all’intuizione del professor Lorenzo Lazzarini, docente di petrografia applicata Università IUAV di Venezia, oggi sono stati riuniti: si tratta infatti di due parti di una stessa statua maschile realizzata intorno al VII secolo avanti Cristo, utilizzando un unico blocco di marmo bianco proveniente dalle isole Cicladi. La delicata operazione di ricostruzione, resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Sicilia, è stata eseguita da una equipe di esperti che sono partiti da studi di medicina e anatomia e si sono serviti di una avanzata tecnologia ricostruttiva applicata ai materiali.

La splendida statua è in questi giorni a Palermo, protagonista della mostra Il Kouros Ritrovato, fino al prossimo 13 gennaio nel Museo di Palazzo Branciforte. Il kouros è esposto nella Sala della Cavallerizza, in un ideale dialogo con la collezione archeologica che vi è solitamente allestita, esposizione di punta di questo bel museo della Fondazione Sicilia, con oltre 4700 reperti databili a partire dal VII secolo a.C. Da qui parte la visita che consente di ammirare una collezione numismatica, con monete in oro, argento e bronzo dal VI secolo d.C. fino al 1836; una filatelica che comprende le prime emissioni di francobolli del Regno delle Due Sicilie; e una di sculture otto- novecentesche. Notevole la biblioteca, 40.000 volumi di storia siciliana, storia dell’arte, archeologia e numismatica, affiancata dalla sala lettura affrescata da Ignazio Moncada.

Il tutto all’interno di quello che, fino al principio del 1800, era stato uno dei palazzi aristocratici più belli e ricchi di Palermo, residenza di una delle famiglie più blasonate del regno, i Branciforte. Trasferitisi in un palazzo ancora più sontuoso alla Marina (il Palazzo Butera, del quale sono in corso il restauro e la trasformazione in museo d’arte), i Branciforte cedettero l’edificio al comune che lo destinò a Monte di Pietà dei Poveri. Qui i più cittadini più miseri potevano venire a impegnare biancheria e piccoli oggetti (un’attività proseguita fino al 1980!). Ne resta memoria nei sorprendenti ambienti del Monte di Santa Rosalia, undici sale interamente rivestite di altissime scaffalature in legno collegate da scalette e camminamenti.

Il Palazzo, che dal 1929 è stato sede prima della Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele e poi del Banco di Sicilia, nel 2005 è passato alla Fondazione Banco di Sicilia, che due anni dopo ne ha affidato il restauro a Gae Aulenti, allo scopo di farne un polo culturale per la città.
Oltre agli spazi espositivi, sono stati realizzati una moderna sala convegni, un ristorante, un bookshop e alcuni degli ambienti ospitano la Scuola di Gastronomia del Gambero Rosso.

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