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La storia più antica di Palermo

Accanto ai numerosi monumenti di grande importanza che costellano Palermo – uno per tutti la splendida cattedrale arabo-normanna – ci sono in città diversi segni del passato meno imponenti ma ugualmente importanti per chi vuole conoscere la storia della città. Uno di questi è il Castello a Mare, la fortezza che per otto secoli, fino alla sua demolizione nel 1922, è stata a guardia del porto e della città. Solo poche rovine ne sono rimaste, recuperate con cura a partire dal 1988 e inserite in un parco archeologico che si affaccia sul vecchio porto della Cala. Un parco che viene poco visitato ma che è stato inserito in una lista di monumenti candidati ad entrare nell’itinerario della World Heritage List. La sua storia è narrata da una grande mostra allestita nel cortile Maqueda di Palazzo Reale (fino al 3 luglio, ingresso gratuito da piazza Indipendenza, da lunedì a sabato 8.15 – 17.40, domenica e festivi fino alle 13): “IL CASTELLO A MARE. Un poderoso baluardo difensivo nel porto di Palermo” dedica tre sezioni alle vicende storiche e architettoniche della fortezza, dalle origini fino alla sua “riscoperta”, dopo la distruzione del 1922; la quarta sezione descrive lo stato attuale mentre l’ultima offre un’ipotetica proposta di miglioramento delle condizioni di fruizione con alcuni rendering che raccontano virtualmente il sito futuro.

Il parco del castello (che si visita da martedì a sabato 9.30 – 17.30, domeniche e festivi 9,30 – 13,30) è solo uno dei luoghi che, solitamente, non rientrano negli itinerari di visita. All’interno della Villa Bonanno, ad esempio, che occupa il lato settentrionale dell’ampia piazza della Vittoria, a pochi passi dalla cattedrale e dal Palazzo Reale, alcune tettoie riparano quel che resta di due case romane del II – III secolo dopo Cristo, scoperte casualmente nel 1868: si tratta dell’unica testimonianza architettonica della presenza romana in città.

Della presenza punica, invece, la più antica (furono proprio i Fenici a fondare il primo nucleo di Palermo) testimoniano alcune sepolture venute alla luce in un’area compresa tra le attuali piazza Indipendenza, corso Calatafimi, corso Pisani e le vie Cuba, Cappuccini e Pindemonte e che sono la testimonianza più concreta e significativa dell’antico emporion fenicio-punico. I primi rinvenimenti risalgono al 1746, centinaia di tombe che, dopo essere state indagate, sono state perlopiù ricoperte. Recentemente, però, un lembo di questa necropoli, all’interno dell’area della Caserma Tuköry di Corso Calatafimi, è stato reso fruibile. Si possono osservare tombe datate fra il VI e il III sec. a.C. (visite da martedì a sabato 9.30 – 17.30, domeniche e festivi 9,30 – 13,30).

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