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La memoria del terremoto

La Sicilia è una terra sismica, una caratteristica non proprio piacevole che, nei secoli, ha causato terribili tragedie. Nel 1693 un terremoto rase al suolo città e villaggi del Val di Noto, nella Sicilia sud orientale, un evento catastrofico che tuttavia ebbe anche un inatteso risvolto positivo: la nascita del cosiddetto “Barocco del Val di Noto”, con chiese e palazzi ricostruiti in uno stile unico e bellissimo, oggi una forte attrattiva della zona e patrimonio UNESCO. Nel 1908, un terremoto distrusse la città di Messina che, all’epoca, era una delle città più importanti del Mediterraneo, con una lunghissima e florida storia alle spalle. Tutte le opere d’arte che fu possibile recuperare dalle macerie vennero raccolte in quello che oggi è il MUME, un museo molto interessante da visitare, con autentici tesori fra cui due grandi dipinti di Caravaggio.

Esattamente 60 anni dopo, un terremoto distrusse i poveri villaggi della Valle del Belice, una zona rurale della Sicilia occidentale, talmente isolata che moltissimi italiani ne ignoravano perfino l’esistenza. Da domenica 28 gennaio (e fino al 13 marzo) sarà possibile visitare a Palermo, a Palazzo Sant’Elia, una mostra che ricostruisce il periodo del terremoto: “1968/2018 PAUSA SISMICA. Cinquant’anni dal terremoto del Belìce. Vicende e visioni”. Si potranno vedere fotografie e riprese video dei primi giornalisti arrivati nella valle ma anche di quelli che nel periodo successivo documentarono la situazione della popolazione. Un’ampia sezione è dedicata alla ricostruzione di Gibellina: il piccolo paese venne completamente raso al suolo dal terremoto e si decise di ricostruirlo a qualche chilometro di distanza. In quella occasione, il sindaco dell’epoca, Ludovico Corrao, interpellò numerosi protagonisti della scena artistica contemporanea chiedendo loro di contribuire a una ricostruzione nel segno dell’arte. Un progetto lungimirante, mai compiutamente concluso, che ha portato alla nascita di Gibellina nuova, una cittadina densa di architetture originali, il cui ingresso è indicato da una grande stella di cemento armato, ideata dallo scultore Pietro Consagra. C’è anche un museo molto interessante in cui da una parte si esplorano i legami culturali e artistici fra le varie sponde del Mediterraneo, dall’altra sono esposte opere proprio degli artisti che aderirono al progetto di Corrao (per approfondire clicca QUI). Fra essi anche lo scultore Alberto Burri che realizzò un grande Cretto, ricoprendo interamente i ruderi di Gibellina di cemento bianco, lasciando liberi soltanto gli spazi di quelle che un tempo erano le strade. Un’opera molto suggestiva, un monumento alla memoria nel cuore della campagna siciliana.

Palazzo Sant’Elia si trova nel centro storico di Palermo (via Maqueda), mentre Gibellina è in provincia di Trapani, e si raggiunge comodamente in auto dal nostro albergo.

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